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Interfacce neuronali e arte: quando tecnologia e creatività ridefiniscono la percezione

Un'immagine concettuale in chiaroscuro mostra una folla in marcia simile a quella del dipinto "Il Quarto Stato", ma le figure sono dotate di interfacce neurali luminose che emettono flussi visibili di dati a ultrasuoni blu e oro, connettendo le loro menti in una rete collettiva.Ultrasuoni che leggono la mente, artisti rivoluzionari che costruiscono identità collettive, e battaglie legali per il controllo delle tecnologie immersive. Siamo all’alba di un’epoca in cui le barriere tra cervello umano e macchina si assottigliano, mentre il mondo dell’arte continua a esplorare il potere dell’immagine come strumento di cambiamento sociale. Questa convergenza non è casuale: rappresenta un momento cruciale in cui tecnologia e arte si interrogano reciprocamente sul futuro della percezione umana.

Merge Labs, la startup di Sam Altman recentemente uscita dalla fase stealth con un finanziamento di 252 milioni di dollari (Fonte 1), propone un’interfaccia cervello-macchina basata su ultrasuoni che potrebbe rivoluzionare non solo il modo in cui interagiamo con la tecnologia, ma anche come concepiamo l’esperienza artistica stessa. Parallelamente, le retrospettive di artisti come Pellizza da Volpedo (Fonte 3) e Frida Kahlo (Fonte 2) ci ricordano che l’arte ha sempre cercato di costruire ponti tra l’individuale e il collettivo, tra il personale e il politico.

L’interfaccia neuronale: quando la tecnologia legge (e scrive) la mente

L’investimento di OpenAI nella startup Merge Labs segna un punto di svolta nel rapporto tra intelligenza artificiale e cognizione umana. La tecnologia a ultrasuoni promessa dall’azienda non si limita a leggere l’attività cerebrale, ma ambisce a scrivere informazioni direttamente nel cervello (Fonte 1). Questa bidirenzionalità rappresenta un salto paradigmatico rispetto alle attuali interfacce uomo-macchina.

Contemporaneamente, il settore XR (Extended Reality) sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Nonostante i recenti tagli in Reality Labs di Meta, il fondatore di Oculus Palmer Luckey respinge categoricamente l’idea che Meta stia abbandonando la realtà virtuale (Fonte 4). Infatti, il 2025 è stato un anno significativo per l’industria XR, con il lancio di Android XR e l’annuncio di un nuovo visore da parte di Valve (Fonte 6).

Tuttavia, questa corsa all’innovazione non è priva di tensioni. La causa legale intentata da XREAL contro VITURE per violazione di brevetto (Fonte 7) evidenzia quanto sia competitivo e strategico il mercato degli occhiali AR, soprattutto considerando la partnership di XREAL con Google. Questi conflitti legali rivelano quanto sia alta la posta in gioco: chi controllerà le interfacce attraverso cui percepiremo il mondo in futuro?

L’arte come interfaccia sociale: costruire identità collettive

Mentre la tecnologia cerca nuovi modi per connettersi al cervello umano, l’arte continua a fungere da interfaccia sociale, capace di articolare identità collettive e visioni alternative della realtà. La mostra dedicata a Pellizza da Volpedo alla Galleria d’Arte Moderna di Milano (Fonte 3) ci ricorda come “Il Quarto Stato” sia diventato un’icona visiva del movimento operaio, dimostrando il potere dell’immagine nella costruzione di una coscienza collettiva.

Allo stesso modo, la prossima mostra su Frida Kahlo alla Tate Modern esplorerà non solo i suoi celebri autoritratti, ma anche il suo impatto sulle artiste in Messico, nelle Americhe e in Europa (Fonte 2). Kahlo ha trasformato il personale in politico, utilizzando il proprio corpo come interfaccia per esplorare questioni di identità, genere e colonialismo.

La recente scomparsa di Beatriz González, figura fondamentale dell’arte latinoamericana del XX secolo (Fonte 5), ci ricorda inoltre il ruolo cruciale degli artisti come educatori e mentori, capaci di plasmare non solo la propria produzione artistica, ma anche le istituzioni culturali del proprio paese. González ha influenzato la direzione della pittura del dopoguerra e ha contribuito a modellare i musei colombiani come curatrice e educatrice.

Guardando al futuro, l’esposizione personale dell’artista ghanese Amoako Boafo a Palazzo Grimani durante la Biennale di Venezia 2026 (Fonte 8) rappresenta un’ulteriore testimonianza di come l’arte contemporanea continui a espandere e ridefinire le narrative culturali dominanti.

Verso una nuova simbiosi tra arte e tecnologia

Le interfacce neuronali come quelle sviluppate da Merge Labs potrebbero trasformare radicalmente l’esperienza artistica. Immaginiamo un futuro in cui un’opera d’arte possa comunicare direttamente con il nostro cervello, bypassando i tradizionali canali sensoriali. O in cui gli artisti possano creare non solo manipolando materia fisica o digitale, ma intervenendo direttamente sui processi cognitivi.

Questo scenario solleva questioni etiche fondamentali: chi controlla queste interfacce? Quali narrazioni verranno privilegiate? Come cambierà il concetto stesso di autorialità artistica?

La battaglia legale tra XREAL e VITURE (Fonte 7) anticipa i conflitti che potrebbero emergere in questo campo. Non si tratta semplicemente di proprietà intellettuale, ma del controllo degli strumenti che medieranno la nostra percezione della realtà.

Contemporaneamente, le retrospettive di artisti come Pellizza da Volpedo, Frida Kahlo e Beatriz González ci ricordano che l’arte ha sempre cercato di fungere da interfaccia tra individuo e società, tra personale e politico. La tecnologia non fa che amplificare e complicare questa funzione fondamentale.

Conclusione: l’arte come interfaccia critica

Mentre ci avviciniamo a un’epoca in cui le interfacce neuronali potrebbero ridefinire il rapporto tra mente e macchina, l’arte mantiene un ruolo cruciale come interfaccia critica, capace di interrogare e problematizzare queste trasformazioni.

Le opere di artisti come Kahlo, González e Pellizza da Volpedo ci ricordano che ogni interfaccia – che sia un dipinto, una scultura o un dispositivo tecnologico – non è mai neutrale, ma incorpora visioni del mondo, relazioni di potere e possibilità di resistenza.

In questo contesto, il dialogo tra arte e tecnologia diventa essenziale. Non si tratta semplicemente di utilizzare nuovi strumenti tecnologici per creare arte, ma di pensare criticamente a come queste tecnologie stanno ridefinendo la nostra esperienza del mondo e le nostre relazioni sociali.

Le interfacce neuronali, la realtà estesa e l’intelligenza artificiale non sono solo innovazioni tecnologiche, ma potenziali strumenti per ripensare l’arte stessa. Allo stesso tempo, l’arte può e deve fungere da spazio critico per interrogare queste tecnologie, esplorarne le implicazioni etiche e immaginare usi alternativi.

In questo dialogo reciproco tra arte e tecnologia si gioca una parte importante del nostro futuro collettivo: non solo come percepiremo il mondo, ma anche come lo immagineremo e lo trasformeremo.

Riferimenti:

  1. OpenAI Invests in Sam Altman’s New Brain-Tech Startup Merge Labs
  2. Self-portraits, Surrealism and sanitary pads: what to expect from Tate Modern’s Frida Kahlo show
  3. Dentro Il Quarto Stato: Pellizza da Volpedo e la costruzione di un’immagine collettiva
  4. Oculus Founder on Meta Cuts: “The ‘Meta abandoning VR narrative’ is obviously false”
  5. Beatriz González, indefatigable force in Colombian art, has died, aged 93
  6. XR Year in Review: The Most Important Stories of 2025 and What They Mean for 2026
  7. Google’s Leading AR Glasses Partner XREAL Files Patent Lawsuit Against VITURE
  8. Amoako Boafo solo exhibition to open in Venice during 2026 Biennale

Questo saggio è stato generato utilizzando un workflow di intelligenza artificiale progettato e supervisionato da Enzo Gentile. Le fonti sono state selezionate e analizzate automaticamente e il testo finale è stato revisionato criticamente prima della pubblicazione.